Edizioni KAPPA
eSSERE E VIVERE LA DIVERSITÀ

Presentazione di Chiara Simonelli, docente di Psicopatologia 
del Comportamento sessuale, Universita'' 'La Sapienza' Roma 

Babele libreria Roma

SOMMARIO:

Saggio N. 1 di Maurizio Palomba (nella foto in piedi) e Roberto Del Favero
Pregiudizi e stereotipi omosessuali: la psicologia umanistica e il counseling
Saggio N. 2 di Claudio Manucci (nella foto al centro): Autostima e coming out: dall'accettazione all'espressione di se'
Saggio N. 3 di Lino Dell'Amura Rete sociale gay e psicologia di comunita'
Saggio N. 4 di Salvatore La Fata (nella foto a destra) Essere in due: punto d'arrivo o di partenza?
Saggio N. 5 di Laura Ida Barreliere Formazione dell'identita' personale e psicosessuale
Bibliografia Consultata

Appendice di Wilfred Ploeg gli omosessuali sposati: una testimonianza dall'Olanda

dalla Prefazione:

Prefazione

Chiara Simonelli

Docente di Psicologia e Psicopatologia del

Comportamento Sessuale all'Università „La Sapienza‟ di Roma

Da diversi anni l'omosessualità non è più considerata una patologia: è stata cancellata sia dall'elenco delle malattie mentali dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sia dal Manuale

Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali (DSM). Mi sembra tuttavia che il percorso dell'accettazione dell'omosessualità da parte della società non sia compiuto, così come l'accettazionedel diverso in generale. Persino la donna, che in fondo ha avviato da diversi decenni la trasformazione dei ruoli e degli stereotipi d‟essere-uomo essere-donna e, benché goda di leggi chetutelino la parità dei diritti sociali, politici, lavorativi, molto deve ancora fare nella direzione dell'uguaglianza e dell'identità dei valori rispetto all'uomo.

     Così, come l'uomo ha tutto da guadagnare se la donna è svincolata dalle ruolizzazioni e dalle sclerotizzazioni culturali, anche l'eterosessuale ha tutto da guadagnare se l'omosessuale è libero dal pregiudizio e dalla condanna, che forse oggi non si esprimono più a livello dei mass-media, ma sono certamente ancora radicati nella micro-comunità del singolo (famiglia, amicizie, lavoro).

L'identità non è una struttura rigida e immutabile: nel tempo si rricchisce, si amplia, si trasforma. Il contatto con l'omosessuale potrebbe essere, per l'eterosessuale, fonte d‟approfondimento e di autoconoscenza, non fosse altro che per quella quota di omosessualità presente in ciascuno di noi.

Lo stesso dicasi per l'omosessuale che, se accettato e libero di manifestarsi, può relazionarsi all'eterosessuale senza timore e senza ansie, nutrendosi della vicinanza reciproca, consentendo così di trascendere le denominazioni e le etichette, in un incontro tra Persone nel senso più libero e umano del termine.

Questo libro ha il pregio di non perdersi nella retorica ricerca del 'perché', e sulle 'cause' dell'omosessualità che, fino ad oggi, non hanno portato a nulla di nuovo: l'omosessualità, esattamente come l'eterosessualità, ha una determinazione multifattoriale, dovuta all'interazione circolare di diverse istanze, biologiche, genetiche, psicologiche, antropologiche, culturali. E' il rifiuto sociale che spesso rende l'omosessuale patologico, non la sua omosessualità. In questo senso, più se parla, più si contribuisce a combattere il pregiudizio. I mass-media hanno un compito importante nell‟accelerare il processo d‟accettazione dell'omosessualità, e del diverso in genere.

Questo stesso libro riflette, in un certo senso, la dominanza culturale maschile: un solo saggio su cinque è affidato ad una donna e lo spazio dedicato all'omosessualità femminile è piuttosto ridotto!...

Le istituzioni stesse possono fare molto nella direzione dell'accettazione dell'omosessuale in modo tale che non vi sia vergogna ad affermare il proprio orientamento; tappa, questa, essenziale prima di arrivare ad una società in cui non vi sarà più il problema di definire l'Altro in base alle preferenze sessuali. L'università dovrebbe offrire il suo contributo nella formazione di professionisti (psicologi, psichiatri, medici, insegnanti, pedagogisti, giornalisti) affinché sappiano avvicinarsi all'omosessuale rispettando profondamente la sua diversità, senza cadere nella superficialità del pregiudizio e dello stereotipo.

La visibilità sociale degli omosessuali dovrebbe essere più diffusa. Questo consentirebbe alle successive generazioni gay di avere dei 'modelli' cui riferirsi o ispirarsi. E' difficile, ad esempio, costruire un coppia omosessuale avendo come modello unicamente quella eterosessuale. Tutto sommato le dinamiche sono simili, sarebbe molto confortante per un giovane gay sapere e vedere che esistono coppie stabili e felici dello stesso sesso. Ciò costituirebbe un valido precedente cui ispirarsi e in cui credere: per troppe generazioni gli omosessuali hanno ritenuto di poter vivere unicamente una sessualità promiscua, vissuta in situazioni clandestine e degradanti, del tutto scissa dall'affettività. Il saggio dedicato alla relazione di coppia mi sembra assai appropriato, ed è sicuramente utile che vi sia contenuta la descrizione di un caso di terapia di coppia: questa realtà clinica, peraltro presente negli Stati Uniti e in diversi paesi europei, dovrà sicuramente diffondersi anche in Italia.

Parlando d‟omosessualità è inevitabile parlare di colpevolizzazione, soprattutto autocolpevolizzazione e questo sentimento d‟autosvalutazione riguarda un po' tutti. Ciascuno di noi sente, in qualche misura, di "essere sbagliato": io perché donna, tu perché gay, eccetera. Siamo tutti soggetti alla colpevolizzazione, almeno quando percepiamo il valore della propria diversità. I sensi di colpa minano la nostra autostima e l'omosessuale deve porre particolare attenzione ad allontanare da sé questo sentimento di non accettazione, altrimenti rischia di divenire, come spesso è stato nel passato (pensiamo all'Aids), il capro espiatorio di facili e disumani stereotipi sociali.

E' facile rendersi conto come il contesto influenzi enormemente il singolo e noi professionisti della salute mentale dobbiamo tener presente il fattore comunità, senza perseguire una salute psicologica astratta, avulsa dalla realtà territoriale. La lotta degli omosessuali per veder riconosciuti i loro diritti, coinvolge anche gli eterosessuali: una società intollerante nei confronti dei gay è sicuramente violenta e deprivante anche per coloro che si autodefiniscono 'normali'.

Roma, 15 Aprile 1999